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30 marzo 2009

Berlusconi, l'unanimità e l'ennesimo morto

Avrei voluto fare come una volta, quando ero un principe del blogging (i.e. cazzeggiatore) e snocciolavo opinioni come se fossero car... noccioline appunto. Ma in questi anni ho perso molta di quella sicurezza e presunzione, ragion per cui devo limitarmi a qualche pensiero disordinato che ho provato a riannodare in questo stanchissimo week end. Sono talmente allergico al jet-lag che il passaggio all'orario legale equivale ad andare e tornare da Giove, passando per i pianetini.

Dunque. L'unanimità non mi ha impressionato. Berlusconi è unanime per natura. Lo è in quanto considera il dissenso un disturbo. Ma non mi voglio franceschinizzare con una frase piena di significati e troppo certezze, d'altronde vivo l'età del dubbio. A Berlusconi dà fastidio il dissenso che non dovrebbe esserci, quello sragionato, fuori di ogni logica, che gli fa dire: ma come? Non vedete che è meglio così?

Insomma, a Berlusconi dà fastidio il dissenso dei rompipalle, che quasi sempre identifica con i professionisti della politica, ogni giorno intenti a coltivare il loro piccolo orto fatto di relazioni, interessi, clientelismo e giochi di partito. Malvino l'ha paragonato ad Eliogabalo, probabilmente l'imperatore romano col maggior numero di rotelle fuori posto (in un'epoca di crisi, che produsse la più grande conquista giuridica del tempo: la cittadinanza romana accordata a tutti i cittadini dell'impero da Caracalla, col quale Eliogabalo spartiva due o tre gocce di sangue). Ma come è stato fatto notare Eliogabalo era un po' prigioniero delle due Giulia di famiglia e Berlusconi non sembra il tipo da stare legato alle decisioni altrui.

Tutto quello che posso dire invece è che Berlusconi sta plasmando la storia recente di questo paese e lo fa rovesciando i rapporti tra istituzioni, popolo, avversari politici e sistemi di comunicazione di massa. Non si tratta di regime, di fascismo, di socialismo, di iperliberismo. Niente. E' altro. E' talmente altro che potrebbe aspirare ad essere TUTTO. Tanto è vero che distrattamente ho sentito un discorso, uno dei peggiori nella scala FINI, dove il discorso di FINI è il migliore e il coro evangelico il peggiore, e mi è sembrato di riconoscere la voce del ministro Sacconi che un tempo si spacciava per socialista e liberale (un tipo alla Bobbio insomma), la quale voce continuava a dire che "noi del pdl siamo laici e cattolici, liberali e non so che cosa". Nulla di diverso dal tanto preso in giro "ma anche" di Veltroni.

A me non interessa francamente che il PDL, nella sua guida e nella sua classe dirigente, assuma posizioni filo-papiste, clericali, cattoliche o sensibili verso la religione e infine tolleranti, se vogliamo usare qualche gradazione di sfumature. A me interessa che non mi si prenda in giro, tutto qui. Perché certe sfumature, su determinati argomenti, non esistono. Nel caso del testamento biologico, con l'approvazione dell'emendamento presentato da quei furbacchioni dell'UDC, viene meno il principio della disponibilità insito nella potestà testamentaria. A che scopo dovrei decidere del mio destino, se non ho la capacità di dar forza a questa mia decisione? E chi sarebbe questo Quagliarello che si arroga il diritto di surrogare i miei affetti nelle decisioni finali che, speriamo di no, mi riguarderebbero? Tanto vale che scriva una lettera a Gasparri perché decida lui per conto mio e buonanotte a tutti.

Io sono veramente incazzato per questa cosa qui.

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Veniamo a noi: ho finalmente deciso che strada prendere per quella storia che dovevo raccontare. Un'elaborazione di due mesi, che si poteva riassumere in mezzora, se avessi messo assieme quei trenta secondi quotidiani che ci ho dedicato da allora. Oh... finché si tratta di sessantesimi la mia matematica è forte...

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Venerdì scorso una ragazza di 27 anni è morta sulla Sassari-Olbia. Si era laureata da poco, stava iniziando ad affacciarsi al mondo del lavoro e faceva rientro al suo paese natale. E' morta su quella strada come sono morti mio padre e altri due o tre conoscenti, oltre a un numero sconsiderato di persone che si sono materializzate, il giorno dopo, sulle pagine dei necrologi de La Nuova Sardegna.

Penso che la Sassari-Olbia, per come è messa adesso, rappresenti il fallimento morale della nostra classe politica. Speriamo di migliorare.
29 aprile 2008

Sicurezza reale e percepita, l'ennesimo abbaglio della sinistra

E' stato scritto in queste ore e in queste settimane che il tema vincente del centrodestra è stato quello della sicurezza. La risposta a questa considerazione del PD è stata - come sempre - all'insegna della mancata autocritica, anzi, l'analisi è stata capovolta. Ha cominciato Antonio Di Pietro da Santoro quando ha dichiarato che c'era uno scarto tra insicurezza reale e insicurezza percepita, additando le televisioni di Berlusconi come responsabili principali nell'aver creato questa atmosfera. Lo stesso discorso è stato portato avanti dallo sconfitto Rutelli, a riguardo della precipua situazione romana. Eppure non potevano sfuggire a costoro i dissidi interni al centrosinistra nelle amministrazioni locali: Cofferati a Bologna, Domenici a Firenze, con la loro energica politica dell'ordine pubblico, hanno dimostrato che il tema esiste, è presente, vissuto. Questo conferma, grosso modo, la mia teoria sul "territorialismo", ovvero della costruzione del consenso basata non più sulle ideologie, ma sulle istanze territoriali, cioè su problematiche tangibili che sfuggono a chi fa la politica dai palazzi romani (compreso il Campidoglio, diventato una succursale hollywoodiana) e che riguardano, di diritto o di rovescio, aspetti generali della sicurezza economica e personale. Questa analisi capovolta l'ho ritrovata anche nei blog, a dimostrazione che spesso prendiamo in prestito considerazioni senza preoccuparci di saggiarle adeguatamente. E' vero che i media hanno "volutamente" aumentato il feedback dell'emergenza, ma lo stesso è accaduto per gli incidenti sul lavoro, per le morti del sabato sera, per l'emergenza stupri, per gli incidenti ferroviari e così via: l'informazione è sensazionalista per definizione e tende a suggerire gli umori, a precostituirli, in una forma subliminale che i pubblicitari conoscono bene. E' altresì vero che durante il mese della campagna elettorale io mi sia preoccupato di verificare la scaletta dei principali telegiornali nazionali, usando semplici strumenti di comparazione. Ebbene ho notato che il tema della sicurezza veniva trattato in maniera differente: nelle tv di Berlusconi era al primo posto, a La7 quasi sempre al primo posto, su RaiUno quasi mai al primo posto. Sono scelte politiche ed editoriali che si commentano da sole, ma che confermano l'esistenza del problema.

Infatti, tutto ciò che è percepito è per definizione esistente, anche se in una forma di suggestione pubblica. Il Partito Democratico, nella sua analisi capovolta, ripercorre lo stesso erroneo sentiero fatto da Berlusconi quando giudicava la condizione economica del paese dal numero di telefonini degli italiani. Da lontano poteva sembrare che un paese che si potesse permettere l'acquisto di un telefonino (un surplus rispetto al necessario) sembrerebbe avere i mezzi per tirare avanti, ma accostando la lente di ingrandimento si poteva notare che l'analisi di Berlusconi non aveva un concreto fondamento. Faceva a meno, per esempio, di constatare l'aumento del credito al consumo, che ha sostenuto l'acquisto di beni tecnologici, sempre meno cari, ma comunque entrati nel paniere dell'Istat. E' per questo motivo che si è parlato di inflazione percepita ed inflazione reale, intendendo come "reale" quella registrata dall'Istat. D'altro canto a nessuno di noi può essere sfuggito che negli ultimi anni i pubblicitari hanno molto investito sulle agenzie di credito, proponendo modelli di prestito diretti al credito al consumo, sotto forma di piccoli emolumenti, corredati da campagne pubblicitarie ad effetto spesso contraddistinte da gente sorridente e felice (oggetto della satira "Strozus" della Gialappa's). Se manca il rapporto tra lo studioso e l'oggetto dello studio, poi, è facile cadere nell'equivoco: ieri Berlusconi, oggi Rutelli.

Sul tema della sicurezza il discorso va dunque allargato e ricondotto nel seno della condizione economica generale degli italiani, oramai riconosciuta come critica dai principali organismi di ricerca (istituzionali e privati). Ebbene, in questo terreno giocoforza il tema della sicurezza fisica e patrimoniale della persona tende a comportarsi come un elastico. Maggiore è la crescita economica, maggiore è la disponibilità di denaro, maggiore è la sensazione di sicurezza nel futuro, maggiore è l'impegno dello Stato a difendere le nuove ricchezze acquisite. Vale il rovescio della medaglia: in una società che ha una curva di condizione generale in discesa è inutile proporre modelli di sicurezza blandi, perché dall'insicurezza economica si determina una situazione di insicurezza generale che poggia sulla scarsa fiducia nel futuro. Cioè sulla scarsa fiducia nelle proprie disponibilità economiche e nella capacità di difendere quanto acquisito. Ecco perché la "percezione" della minor sicurezza aumenta a discapito della diminuzione dei reati (conta che andrebbe tarata rispetto al numero delle denunce e delle querele, spesso assenti per mancanza di fiducia nei procedimenti giudiziari), ed è totalmente fuorviante, come ha fatto qualche esponente del PD, eccepire che il cittadino è più sicuro perché sono diminuiti i reati. Nell'ambito della sfera reale (cioè di tutto ciò che viene fisicamente e suggestivamente percepito) la sensazione di insicurezza proviene da più fonti, e se lo Stato reagisce promuovendo l'indulto, allentando la presa nelle periferie delle città, non finanziando le forze dell'ordine e la Magistratura, agendo in riserva rispetto alla pessima condizione economica del cittadino, mostrando poca credibilità e scarso impegno, la principale conseguenza è la bocciatura di qualsiasi proposta. Cioè la perdita del consenso.
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